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Quando verrà lui, lo Spirito di verità

In Giovanni vengono esplicitate le responsabilità e le diverse opere che la terza persona della Trinità compie nel mondo e in chi accoglie Gesù

Gesù di Nazareth si esprime direttamente ai suoi discepoli sull’altro Consolatore che il Padre, e Lui stesso, invieranno da Pentecoste in poi, fino al ritorno del Figlio Unigenito sulla terra alla fine dei tempi.

Nello specifico nell’Evangelo secondo Giovanni, i capitoli dal 13 al 16, vengono esplicitate le responsabilità e le diverse opere che la terza persona della Trinità compie nel mondo e in chi accoglie Gesù nel proprio cuore, riconoscendolo come il Cristo, il Figlio di Dio, pienamente uomo e pienamente Dio. Allo Spirito santo viene attribuito, tra le varie caratteristiche, l’appellativo di Spirito della verità. Inn questo articolo si cercherà allora di analizzare che cosa significhi tutto ciò, immergendoci nella Scrittura e tentando una esegesi nello specifico di Giovanni 16,1-16.

Partiamo dal testo biblico:

“Vi ho detto questo cose, affinché non siate scandalizzati. Vi espelleranno dalle sinagoghe; anzi l’ora viene che chiunque vi ucciderà penserà di rendere un servizio a Dio. E vi faranno queste cose, perché non hanno conosciuto né il Padre né me. Ma vi ho detto queste cose affinché quando sia giunta l’ora, vi ricordiate che io ve le avevo dette; or da principio non vi dissi queste cose, perché ero con voi. Ma ora vado da colui che mi ha mandato, e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto queste cose, la tristezza ha riempito il vostro cuore. Tuttavia io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma se me ne vado, io ve lo manderò. E, quando sarà venuto, egli convincerà il mondo di peccato, di giustizia e di giudizio. Di peccato, perché non credono in me; di giustizia, perché io vado al Padre mio e non mi vedrete più; di giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato. Ho ancora molte cose da dirvi, ma non sono ancora alla vostra portata. Ma, quando verrà lui, lo Spirito di verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà da sé stesso, ma dirà tutta tutte le cose che ha udito e vi annunzierà le cose a venire. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve lo annunzierà. Tutte le cose che il Padre ha sono mie; per questo ho detto che egli prenderà del mio e ve lo annunzierà. Fra poco non mi vedrete più; e un altro poco e mi vedrete, perché me ne vado al Padre”.

I versetti centrali che dovranno essere maggiormente presi in considerazione sono dal 5 al 15, ma tutto il discorso di Gesù ai discepoli, entro il quale si inseriscono le indicazioni sullo Spirito santo, è fondamentale.

Innanzitutto la pericope è suddivisa in 6 parti:

1)Prima parte, vv.1-3 Odio del mondo verso i discepoli di Gesù;

2)Seconda parte, vv.4-6 Tristezza dei discepoli in quanto il Maestro sta per andare al Padre;

3)Terza parte, v.7 Promessa del Consolatore;

4)Quarta parte, vv.8-11 Compiti dello Spirito santo;

5)Quinta parte, vv.12-15 Altri compiti dello Spirito santo;

6)Sesta parte, v.16 Gesù ribadisce che a breve andrà al Padre. 

Si può notare molto chiaramente in questi versetti la funzione assolutamente necessaria dello Spirito santo di testimonianza e di guida alla verità nella sua completezza, nella sua totalità.

Perciò la terza persona della Trinità è imprescindibile, come già si è potuto evincere nelle riflessioni fin qui compiute, nell’opera salvifica eterna di Dio.

Andiamo con ordine nell’analisi esegetica del testo.

1)Prima parte, vv.1-3 “Vi ho detto queste cose, affinché non siate scandalizzati. Vi espelleranno dalle sinagoghe; anzi l’ora viene che chiunque vi ucciderà penserà di rendere un servizio a Dio. E vi faranno queste cose, perché non hanno conosciuto né il Padre né me.”

Gesù è chiaro, schietto, con i suoi e non lascia spazio a fraintendimenti di nessun genere: i discepoli del Maestro di Nazareth, cercando di vivere nel modo insegnatogli, vivendo l’amore fraterno reciproco, annunziando l’Evangelo, testimoniando Gesù senza compromessi, verranno perseguitati.

Queste parole sono legate ai versetti del capitolo precedente ed in generale alla sezione che va dal capitolo 13,31 al capitolo 16,33 dell’Evangelo secondo Giovanni nella quale Gesù parla della sua imminente partenza verso il Padre, della sua ascensione al cielo, che è collegata al desiderio di non lasciare i suoi orfani e quindi di pregare il Padre affinché invii loro un altro Consolatore.

La persecuzione è provocata dall’odio dei religiosi e, per estensione, del mondo nei confronti di Gesù in primis e poi nei confronti di tutti coloro che lo seguono.

Giovanni 15, 23-27

Chi odia me, odia anche il Padre mio. Se non avessi fatto in mezzo a loro le opere che nessun altro ha fatto, non avrebbero alcun peccato; ora invece le hanno viste, e hanno odiato me ed il Padre mio. Ma questo è accaduto affinché si adempisse la parola scritta nella loro legge: “Mi hanno odiato senza motivo”. Ma quando verrà il Consolatore, che vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre mio, egli testimonierà di me. E anche voi rendete testimonianza, perché siete stati con me fin dal principio.

L’odio è il contrario dell’amore, perciò è la totale disobbedienza al comandamento più grande di tutta la legge: 

Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso.

Luca 10,27.

Questa è la citazione di Deuteronomio 6,5[1] e di Levitico 19,18[2]

Il comandamento più grande di tutti, che riassume tutta la legge, è proprio l’amore per Dio in primis e poi per il prossimo. I religiosi del tempo, farisei, sadducei, sacerdoti, scribi, dottori della legge, capi dei giudei, odiano Gesù proprio perché lo tacciano di bestemmia, di calunnia, “Noi non ti lapidiamo per nessuna opera buona, ma per bestemmia, e perché tu che sei uomo ti fai Dio”, Giovanni 10,33.

Proprio loro che avrebbero dovuto accoglierlo per primi, lo hanno rigettato, perché si sono creati un loro dio a propria immagine e somiglianza, non lasciandosi plasmare dal vero Dio che si rivela dall’alto, la cui rivelazione raggiunge la sua completezza nell’incarnazione del Figlio, di Gesù Cristo.

Questo odio è dovuto al fatto che i religiosi non hanno conosciuto né il Padre né Gesù stesso, proprio perché sono rimasti schiavi del loro modo umano di pensare, sono rimasti ingabbiati dai loro pregiudizi, precludendosi la verità rivelata dalla provvidenza celeste.

Tale odio dunque si estende a tutti i discepoli di Gesù e porterà appunto alle persecuzioni, alle espulsioni dalle sinagoghe e ai martirii di molti figli adottivi di Dio proprio in virtù di un preteso servizio a Dio stesso. I religiosi credono di rendere un giusto culto all’Eterno uccidendo i cristiani, in realtà non sanno che non rendono culto al vero Dio ma al dio che si sono creati con le loro mani. A bestemmiare, a calunniare, allora non è Gesù e nemmeno i suoi discepoli, ma i religiosi fanatici dell’interpretazione letterale della legge di Mosè. Se ci pensiamo bene questo atteggiamento non risale solamente a 2000 anni fa, ma si può riscontrare ancora oggi in religioni mediorientali, nelle quali uccidere un miscredente è, esattamente come in passato, considerato un atto per onorare il proprio dio, e nel mondo non credente, ateo, e di una certa estrazione politica.

Il motivo è sempre lo stesso, perché non hanno conosciuto né il Padre né me, Gesù.

Il Maestro di Nazareth allora die questo ai suoi proprio per non farli scandalizzare, per non farli inciampare, quando tutte queste cose avverranno, insomma per ribadire che nel mondo avranno tribolazione. Essere discepoli di Gesù non è semplice ed è meglio saperlo in anticipo!!!

2)Seconda parte, vv.4-6

Ma io vi ho detto queste cose affinché quando sia giunta l’ora, vi ricordiate che ve le avevo dette, perché ero con voi. Ma ora vado da Colui che mi ha mandato, e nessuno di voi mi domanda: “Dove vai?”. Anzi, perché vi ho detto queste cose, la tristezza ha riempito il vostro cuore.

Dall’odio dei religiosi e dall’annuncio delle imminenti persecuzioni, si passa alla tristezza dei discepoli, venuti a conoscenza del fatto che Gesù dovrà tornare al Padre dopo aver donato la sua vita ed essere glorificato.

Nuovamente per non lasciare nulla in sospeso, Gesù ribadisce per la seconda volta di annunciare tali verità proprio per preparare i suoi a ciò che dovrà avvenire.

3)Terza parte, v.7

Tuttavia io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma se me ne vado, io ve lo manderò.

La tristezza dei discepoli verrà dissipata nel momento in cui avranno esperienza sensibile di Gesù risorto ed ancora più profondamente quando riceveranno il Paraclito, il Consolatore. 

I discepoli poi non possono sfuggire dall’odio del mondo e tanto meno da quello dei religiosi; verranno considerati empi, dichiarati fuori strada e proveranno, umanamente parlando, dubbi e difficoltà, ma ci sarà chi li difenderà e non li accuserà, perché Gesù farà mandare loro dal Padre lo Spirito santo che donerà certezza della fede, perseveranza nel compito affidatogli e la pace nel loro cuore.

Soffermiamoci ora sulle parti centrali del testo che ci aiutano a comprendere l’opera dello Spirito santo, i suoi compiti ed il suo agire.

4)Quarta parte, vv.8-11

E, quando sarà venuto, egli convincerà il mondo di peccato, di giustizia e di giudizio. Di peccato, perché non credono in me; di giustizia, perché io vado al Padre mio e non mi vedrete più; di giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato. 

Partiamo dalla domanda: 

Che cosa farà lo Spirito santo quando sarà venuto?

Elegxei ton kosmon, in greco, cioè egli convincerà il mondo.

La parola elegxei deriva da elègxo che significa controllare, verificare, accertare, convincere.

La traduzione correttamente utilizzata è convincere, in quanto il suo significato è più consono a ciò che il termine greco desidera esprimere e cioè, indurre uno a riconoscere una cosa, ad ammettere un fatto, vincendo con prove o con buoni argomenti ogni suo dubbio o opinione contraria. Rientra nel significato anche l’accezione di persuadere uno a fare o non fare una cosa, a seguire un comportamento, dimostrandone la necessità o l’opportunità.

Lo Spirito santo allora convince il mondo di:

a)amartìa, cioè peccato, errore;

b)dikaiosyne, cioè giustizia;

c)krìseos, cioè giudizio.

Krìseos è sostantivo femminile singolare al genitivo, mentre al nominativo è krisìs che viene tradotto con decisione, separazione e deriva dal verbo krìno che appunto significa distinguere, giudicare, separare. È importante analizzare l’etimologia della parola in quanto il testo assume un significato più profondo, anzi, il significato più vero. All’inizio il verbo krìno era utilizzato in riferimento alla trebbiatura, cioè all’attività conclusiva nella raccolta del grano, consistente nella separazione della granella del frumento dalla paglia e dalla pula. Da qui derivò tanto il primo significato di “separare”, quanto quello traslato di “scegliere”. Oltre a tali significati krìno assume anche la valenza di “giudizio”, inteso come “capacità di giudizio”, “discernimento”, “interpretazione”. In ambito giuridico viene utilizzato anche come “giudizio”, “processo”, ma anche “accusa”, “condanna”.

Come altro significato si può attribuire la valenza di “esito”, “soluzione” e “disputa”, “contesa”, “gara”.

Ultima accezione, in ambito medico, “crisi”, “fase critica”. 

In “crisi” permane comunque il senso di mutamento, di trasformazione nel tempo, che qui viene declinato nei termini di decorso di una malattia [3]. 

Nei versetti biblici che stiamo prendendo in considerazione Gesù spiega molto chiaramente la situazione, utilizzando i tre termini dei quali abbiamo trovato la matrice greca e dandone la definizione specifica. 

1)L’amartìa del mondo è:

otì oy pisteyoysin eìs emé, cioè di peccato, perché non credono in me, v.9 

pisteyo significa “fidarsi”, “credere”, “affidarsi”, “dare credito”, “professare”.

L’errore, il peccato, del mondo è che gli esseri umani non credono in me, cioè non credono, non si fidano, non si affidano a Gesù.

Il peccato perciò è la mancanza di fede in Gesù ed è questo che porta alla perdizione eterna: Gesù è l’unica porta per la salvezza. Giovanni 10, 7-18 

Perciò Gesù disse loro di nuovo: “In verità, in verità vi dico: io sono la porta delle Pecore. Tutti quelli che sono venuti prima di me sono ladri e briganti, ma le pecore non li hanno ascoltati. Io sono la porta; se uno entra per mezzo di me sarà salvato; entrerà, uscirà e troverà pascolo. Il ladro non viene se non per rubare, uccidere e distruggere; ma io sono venuto affinché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza.

Io sono il buon pastore; il buon pastore depone la sua vita per le pecore. Ma il mercenario, che non è pastore e a cui non appartengono le pecore, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge; e il lupo rapisce e disperde le pecore. Or il mercenario fugge, perché è mercenario e non si cura delle pecore. Io sono il buon pastore, e conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come il Padre conosce me e io conosco il Padre, e depongo la mia vita per le pecore. Io ho anche delle altre pecore che non sono di quest’ovile; anche quelle io devo raccogliere, ed esse ascolteranno la mia voce, e vi sarà un solo gregge e un solo pastore. Per questo mi ama il Padre, perché io depongo la mia vita per prenderla di nuovo. 

Nessuno me la toglie, ma la depongo da me stesso; io ho il potere di deporla e il potere di prenderla di nuovo; questo comando ho ricevuto dal Padre mio”.

Si può citare anche Giovanni 14,6-7

Gesù disse loro: “Io sono la via, la verità e la vita; nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. Se mi aveste conosciuto, avreste conosciuto anche il Padre mio; e fin da ora lo conoscete e l’avete visto”.

2)dikaiosyne è:

otì pròs tòn patéra ypàgo kaì oykéti teoreite me, cioè di giustizia, perché io vado al Padre mio e non mi vedrete più, v.10

Gesù esplicita chiaramente che lui si ritrae, va, verso il Padre e i suoi discepoli non lo vedranno più. Il richiamo è alla realizzazione del compito eterno del Maestro, cioè di offrire sé stesso per liberare l’essere umano dal peccato.

Tale compito di Gesù si esplica in 7 passaggi fondamentali che hanno nel sacrificio sulla croce il centro assoluto ed imprescindibile, È compiuto, Giovanni 19,30:

a)l’incarnazione, il diventare essere umano;

b)il suo ministero terreno di insegnamento, guarigioni ed esorcismi;

c)la sua morte in croce come sacrificio espiatorio che toglie il peccato e la morte;

d)la sua sepoltura che attesta la verità della sua morte;

e)la resurrezione come segno evidente della vittoria sul peccato e della sua conseguenza, la morte;

f)le apparizioni per quaranta giorni durante le quali Gesù continua il suo insegnamento;

g)l’ascensione al cielo per andare a sedersi alla destra del Padre.

Il piano eterno di salvezza del Padre si è compiuto in Gesù, perciò la giustizia di Dio viene compiutamente realizzata.

Che cos’è la giustizia di Dio?

Dal momento che la strada intrapresa è quella di tentare di definire questi elementi, lasciamoci guidare dalla descrizione che Paolo offre nella lettera ai Romani:

Ma ora, senza legge, è stata manifestata la giustizia di Dio, alla quale rendono testimonianza la legge e i profeti, cioè la giustizia di Dio mediante la fede in Gesù Cristo verso tutti e sopra tutti coloro che credono, perché non c’è distinzione; poiché tutti hanno peccato e sono privi della gloria di Dio, ma sono gratuitamente giustificati per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. Lui ha Dio preordinato per essere il propiziatorio mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare così la sua giustizia per il perdono dei peccati che sono stati precedentemente commessi durante il tempo della pazienza di Dio, per manifestare la sua giustizia nel tempo presente, affinché egli sia giusto e giustificatore di colui che ha fede in Gesù, Romani 3,21-26 

La giustizia di Dio allora si manifesta nel giustificare, nel rendere giusto, il peccatore che ha fede in Gesù. Perciò lo Spirito santo convince il mondo della giustizia di Dio che si realizza compiutamente attraverso il sacrificio di Gesù sulla croce. La conseguenza di ciò è che Gesù, “finito il lavoro”, sale al cielo.

3)La krìsis è:

oti o àrchon toy kosmoy toytoy kékritai, cioè di giudizio perché il principe di questo mondo è stato giudicato, v.11

La parola àrchon significa “legislatore”, “comandante”, “capo”, “leader”, “magistrato” e la parola krìno significa “separato”, “giudicato”.

Quindi il giudizio è che il capo, il legislatore, il magistrato del mondo, cioè Satana, è stato separato, è stato condannato.

Perciò con Gesù, pienamente uomo e pienamente Dio, attraverso il suo sacrificio sulla croce, realizzazione piena della giustizia di Dio, il Diavolo, Satana, è stato condannato in via definitiva. L’errore, il peccato del mondo è che esso non crede a Gesù, non si affida a Lui, e rimane così schiavo delle leggi del mondo, quindi delle leggi del Nemico, ed insieme a lui rimane lontano, separato, dalla giustizia di Dio. Invece chi crede in Gesù riceve la giustizia di Dio, viene giustificato, redento, perdonato, e diviene un figlio adottivo di Dio. Lo Spirito santo allora porta il mondo a riconoscere tutto ciò, vincendo ogni dubbio ed opinione contraria, quindi convince, apre gli occhi al mondo, mostrando la forza dell’Evangelo. Sta ad ogni essere umano decidere se accogliere o meno Gesù nel proprio cuore.

5)Quinta parte, vv.12-15

Ho ancora molte cose da dirvi, ma non sono ancora alla vostra portata. Ma, quando verrà lui, lo Spirito di verità, egli vi guiderà in tutta la verità, perché non parlerà da sé stesso, ma dirà tutte le cose che ha udito e vi annunzierà le cose a venire. Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve lo annunzierà. Tutte le cose che il Padre ha sono mie; per questo ho detto che egli prenderà del mio e ve lo annunzierà.

Gesù avrebbe ancora molte cose da dire ma non sono ancora alla portata dei discepoli.

Una domanda sorge spontanea: 

Perché i discepoli non sono ancora in grado di comprendere ciò che Gesù avrebbe desiderato rivelare loro?

Si potrebbe dare una triplice risposta:

a)l’essere umano è comunque limitato, non può razionalmente comprendere Dio nella sua totalità;

b)i discepoli sono tristi per l’imminente partenza di Gesù, per cui non sono così concentrati nell’ascolto;

c)soprattutto non è ancora arrivato su di loro lo Spirito santo.

Quando Egli arriverà, oltre a convincere il mondo di peccato, di giustizia e di giudizio, vi guiderà in tutta la verità.

Lo Spirito santo permette di avere non solamente un’esperienza esteriore con Gesù, ma anche interiore, in quanto attraverso di esso avviene la nuova nascita, applicando al singolo credente ciò che Gesù ha guadagnato sulla croce una volta per sempre.  Comincia così un percorso di santificazione del nuovo nato, cioè di progressiva, sempre maggiore, somiglianza a Gesù. Cercheremo di analizzare tutto questo nel prossimo capitolo, però si può già accennare al fatto che, proprio perché lo Spirito santo è il mezzo attraverso il quale viene a compiersi la trasformazione interiore dell’uomo, soltanto allora si potrà apprendere da Lui tutte le cose che prima non erano alla portata, perché ancora ad un livello basso di maturità spirituale. Si potrebbe paragonare la situazione a quella di uno scolaro che sta sì imparando a leggere, a scrivere e a fare di conto, ma non è ancora alla sua portata la lettura e la comprensione, ad esempio, della Divina commedia, né la risoluzione di derivate ed integrali in matematica. 

Se lo Spirito santo guida in tutta la verità, che cos’è o chi è la verità?

A questo punto è necessaria la riproposizione della citazione di Giovanni 14, 6

Io sono la via, la verità e la vita.

Lo Spirito santo guida ad andare sempre più nelle profondità del paradosso della fede, dell’uomo-Dio, cioè Gesù, portando appunto alla progressiva santificazione del credente.

E perché lo Spirito santo può fare questo?

In quando è tò pneyma tes àletheìas, cioè è lo Spirito della verità.

La verità è Gesù per cui lo Spirito santo è lo Spirito di Gesù.

Perciò se è lo Spirito del Figlio di Dio, Egli non parlerà da sé stesso, cioè non si inventerà nulla, ma:

a)riporterà tutte le cose che ha udito;

b)annunzierà le cose a venire.      

Proviamo a scendere sempre più in profondità.

a)Lo Spirito santo ha udito delle cose e lo annuncia.

Ciò che riporta è la verità.

Da chi ha udito queste cose?

Il passo da compiere, per quanto consentitoci, è nel mistero del Dio trinitario,

Egli mi glorificherà, perché prenderà del mio e ve lo annunzierà. Tutte le cose che il Padre ha sono mie; per questo ho detto che egli prenderà del mio e ve lo annunzierà, vv.14-15

Le Spirito santo prende da Gesù e le cose di Gesù sono del Padre,

“Da tanto tempo io sono con voi e tu non mi hai ancora conosciuto, Filippo? Chi ha visto me, ha visto il Padre; come mai dici: “Mostraci il Padre”? Non credi che io sono nel Padre e che il Padre è in me? Le parole che io vi dico, non le dico da me stesso. Il Padre che dimora in me è colui che fa le opere.  

Credetemi che io sono nel Padre e che il Padre è in me; se no, credetemi a motivo delle opere stesse”, Giovanni 14,9-11

Questo perché “Io e il Padre siamo uno”, Giovanni 10,30

Quindi Gesù prende dal Padre, lo Spirito santo prende da Gesù che è uno con il Padre ed illumina, convince, annunzia ai discepoli la verità rivelata dal Padre.

Tutto ciò per rendere gloria a Gesù che, essendo appunto uno con il Padre, è Dio.

Se così non fosse si commetterebbe idolatria, perché si glorificherebbe la creatura al posto del Creato.

Questa rivelazione è davvero fantastica.

b)Lo Spirito santo annunzierà le cose a venire.

Tà èrchomena ànaggelei ymin

La parola èrchomai in greco significa “venire”, “sopraggiungere”, “muoversi da lontano a più vicino”, perciò lo Spirito santo annunzierà ciò che sta per venire, le cose che stanno per sopraggiungere.

Per aiutarci a comprendere questo aspetto, questa espressione, ci potrebbe aiutare quanto scritto in Apocalisse 1,1

Rivelazione di Gesù Cristo che Dio gli diede per mostrare ai suoi servi le cose che devono accadere in breve e che gli fece conoscere, mandandola per mezzo del suo angelo al suo servo Giovanni.

À dei genésthai èn tàchei, “ciò che avverrà in/a breve, presto”.

Èn tàchos significa appunto “brevemente”, “rapidamente”, “fra poco”

In Apocalisse ciò che viene rivelato a una duplice valenza temporale, riguarda ciò che sarebbe avvenuto da lì a poco tempo e contemporaneamente ciò che avverrà negli ultimi tempi. Nello stesso modo èrchomai indica ciò che sta per avvenire, ciò che è imminente, ed anche ciò che avverrà negli ultimi tempi.

Lo Spirito santo allora annuncia sia il prossimo futuro che il futuro ultimo, questo perché da quando Gesù ascende al cielo a quando ritornerà, non viene definito un tempo certo, non si sa quando il Figlio di Dio ritornerà,

“Quanto poi a quel giorno e a quell’ora, nessuno li conosce, neppure gli angeli dei cieli, ma soltanto il Padre mio”, Matteo 24,36 

In questo arco di tempo lo Spirito santo svolge il suo compito per preparare i credenti,

Nessuno v’inganni in nessuna maniera, perché quel giorno non verrà se prima non sia venuta l’apostasia e non sia manifestato l’uomo del peccato, il figlio della perdizione, l’avversario, colui che s’innalza sopra tutto ciò che è chiamato Dio o oggetto di adorazione, tanto da porsi a sedere nel tempio di Dio come Dio, mettendo in mostra sé stesso e proclamando di essere Dio, 2. Tessalonicesi 2,3-4 

6)Sesta parte, v.16

Fra poco non mi vedrete più; e un altro poco e mi vedrete, perché me ne vado al Padre.

Questa affermazione di Gesù sembra essere contraddittoria: 

com’è possibile che fra poco non si vedrà più e dopo un altro poco lo si vedrà nuovamente?

Ciò crea nei discepoli non poca difficoltà nel capire.

Lo stesso Gesù però dissipa i dubbi dei discepoli qualche versetto più avanti, 

Vi domandate l’un l’altro perché ho detto: “Fra poco non mi vedrete più” e: “Un altro poco e mi vedrete”? In verità, in verità vi dico: voi piangerete e farete cordoglio, e il mondo si rallegrerà, e voi sarete afflitti; ma la vostra tristezza sarà mutata in gioia. La donna quando partorisce sente dolore, perché è giunta la sua ora; ma appena ha dato alla luce il bambino, non si ricorda più dell’angoscia per la gioia che è venuto al mondo un essere umano. Così anche voi ora siete nel dolore, ma io vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà, e nessuno vi toglierà la vostra gioia, Giovanni 16,19-22

Potremmo intendere da queste parole due significati:

a)la tristezza dei discepoli riguarda la morte di Gesù, ecco perché a breve non lo vedranno più, e la gioia esplode nei loro cuori nel vederlo risorto, vivo;

b)la tristezza della partenza di Gesù che ascende al cielo e la gioia nel rivederlo, perché, attraverso lo Spirito santo, va a vivere in loro.

Se riprendiamo i versetti 4-7 analizzati in precedenza, Gesù parla di tristezza dei discepoli per la sua ascensione al cielo.

In Giovanni 14, 16-20 Gesù annuncia che, una volta andato al Padre, tornerà attraverso lo Spirito santo che andrà a vivere nei discepoli,

Ed io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore che rimanga con voi sempre, lo Spirito della verità che il mondo non può ricevere, perché non lo vede e non lo conosce; ma voi lo conoscete, perché dimora con voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani; tornerò a voi. Ancora un po’ di tempo e il mondo non mi vedrà più, ma voi mi vedrete; poiché io vivo, anche voi vivrete. In quel tempo conoscerete che io sono nel Padre mio, e che voi siete in me ed io in voi.

Il significato più corretto allora è proprio il secondo: i discepoli saranno tristi perché Gesù andrà al Padre, ma gioiranno quando lo Spirito santo andrà a vivere in loro e, attraverso lo Spirito, anche Gesù ed il Padre vivranno in loro. Da quel momento in poi i discepoli riceveranno lo Spirito della verità che permetterà loro di addentrarsi maggiormente nel mistero del Dio trinitario.

Per ricapitolare quanto analizzato in Giovanni 16,1-16:

-lo Spirito santo convincerà il mondo di peccato, giustizia e giudizio;

-ricorderà tutto ciò che Gesù ha detto;

-guiderà in tutta la verità;

-annunzierà le cose a venire;

-andrà a vivere nel credente, rendendo presente anche il Padre ed il Figlio in lui.

Si può certamente ammettere che l’opera dello Spirito santo è grande, potente e meravigliosa.      

Cristian Viglione   

Note:

[1] Tu amerai dunque l’Eterno, il tuo Dio, con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutto il tuo cuore.

[2] Non farai vendetta e non serberai rancore contro i figli del tuo popolo, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono l’Eterno.

[3] http://nonostanterivista.wordpress.com/2011/07/12/parola-crisi-accenni-etimologici-2/

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